Una leggenda narra che a Prarayer vivesse un vecchio eremita dedito alla preghiera, ma che non fosse mai sceso in paese a confessarsi in tutta la sua vita.
Il prete decise di chiamarlo ed il vecchio, ubbidiente, scese a Valpelline.
Arrivato in chiesa, l'eremita si tolse il mantello e lo posò sul fascio di raggi solari che entrava dalla finestra, dove vi rimase sotto lo sguardo sbigottito del parroco, che in quel momento comprese di avere dinnanzi a sè un Santo.
Sulla pietra su cui l'eremita si inginocchiava a pregare, ancora oggi, si possono vedere i segni impressi dalle sue ginocchia.

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A Bionaz ci sono 2 rocce note col nome di "Pas de l' âno" (passo dell'asino),  e "Pot de l'âno" (labbro dell'asino).

Una leggenda vuole che mentre san San Teodulo, Vescovo nel Canton percorreva la Valle, rischiò di precipitare in un dirupo  a causa di un serpente che spaventò il suo mulo.
Il Santo allora maledì il serpente, e da allora in quella zona non si sono più viste tracce di quegli animali.
L'asino, in quell'occasione, lasciò impressa l'impronta del suo zoccolo sulla roccia e la forma del suo labbro su una pietra a forma di scodella dove bevve dell'acqua. Da qui i nomi dati alle 2 rocce

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Nel  villaggio di Pouillaye, si trova la "Borne de la Faye": una cavità naturale alta 35 cm con pareti  ondulate  ricoperte da una polvere giallastra, molto fine.

La Leggenda racconta che qui un tempo viveva una fata innamorata di un contadino del paesino che aveva moglie e figli.
Per farlo suo la Fata gli regalò un nastro per la moglie da mettere al collo.
Capitò però che il contadino, tornando a casa, pose sui rami di un larice il nastro, per abbeverarsi ad una fonte
Bastarono pochi minuti e il giovane si accorse che i rami che sostenevano il dono della Fata si erano completamente seccati.
Capendo le mire della megera, fuggì immediatamente, felice di aver  salvato la consorte da una fine orrenda.